lunedì 7 maggio 2018

Review Party "Vorrei che fosse già domani" di Miriam Candurro e Massimo Cacciapuoti


Dopo pranzo, riprendiamo con una recensione di Ilenia: partecipiamo con entusiasmo al Review Party del libro di Miriam Candurro e Massimo Cacciapuoti uscito pochi giorni fa con Garzanti Libri. Scopriamo di cosa si tratta e cosa ne pensa Ilenia... ma prima una bella informazione per voi! a questo Review party è collegato un Giveaway che inizia oggi e finisce il 9... cliccate qui sotto per partecipare. Vi avvisiamo che dall’estrazione verranno esclusi i profili che sono stati creati per i giveaway. La decisione avverrà dopo una nostra consultazione non modificabile.





Titolo: Vorrei che fosse già domani

Autore: Miriam Candurro - Massimo Cacciapuoti

Editore: Garzanti Libri


Genere: Narrativa Contemporanea

Data di pubblicazione: 03 Maggio 2018

Prezzo: 9,99 Ebook - € 16,40 cartaceo


Sinossi


Nei corridoi deserti del Tito Livio di Napoli, Paolo cerca tra i suoi post-it quello su cui ha annotato le coordinate per arrivare in classe. Ormai non può più farne a meno. Perché da quando un brutto incidente gli ha fatto perdere il senso dell'orientamento, la sua vita è diventata un insieme di istruzioni numeriche. Ma, in un momento di distrazione, il suo sguardo incrocia due occhi verdi. Quelli dell'esuberante Cristina che, dopo settimane di assenza, si è decisa a rientrare a scuola, anche se non ne ha nessuna voglia. Il loro incontro dura un attimo. Ma quell'attimo indimenticabile è sufficiente a cambiare ogni cosa. Tra bigliettini scambiati sotto il banco e pomeriggi passati sui libri, Cristina, mossa da una curiosità che non riesce neanche a spiegarsi, rompe il guscio dentro cui Paolo si è rinchiuso. Gli fa capire che l'invisibilità non è la soluzione a tutti i problemi. E Paolo, finalmente pronto a lasciarsi andare di nuovo, convince Cristina a non rinunciare alla propria unicità. Insieme sentono di poter fare qualunque cosa. Perché non c'è legame più forte di quello che si conquista ogni giorno. Un legame che niente può spezzare.




Recensione

Paolo e Cristina sono i protagonisti di questo libro. Due adolescenti, due anime alla deriva. Avete presente quelle belle giornate autunnali, le foglie che si staccano dal ramo e cadono leggere sul prato cavalcando il venticello che soffia freddo? Paolo e Cristina mi hanno ricordato quelle foglie, mi hanno lasciato quel senso di malinconia che solo l'autunno ti sa regalare.

Partiamo da Paolo. Lo conosciamo vivo, felice, pronto per le vacanze che lo porteranno a essere un ragazzo maturo. Un ragazzo attaccato alla famiglia, ma che si sente un pochino asfissiato dall'amore della mamma. Un ragazzo che studia, che raggiunge obiettivi, che rende orgogliosi i genitori ma soprattutto se stesso. Un ragazzo attaccato al suo migliore amico, spalla di mille avventure, pronto per iniziare la vacanza insieme. Ma la vita è infame, tanto da quanto toglie. Basta un attimo. Ti senti Superman in sella a uno scooter, il mantello che svolazza leggero e poi.... Il destino gli toglie tutto. Non ha più il suo amico vicino, non ha più obiettivi da raggiungere, non è più libero.

Ah, la libertà. Troppo spesso la bistrattiamo, la diamo per scontata, esattamente come ha sempre fatto Paolo. Ma lui, da un giorno all'altro, si ritrova a dover ripartire da capo, a dover imparare nuovamente a parlare, a camminare. Quel disturbo, Eminegligenza spaziale, gli toglie la libertà, lo rende incapace di potersi muovere autonomamente. Per un adolescente è mortificante dover essere accompagnato fino alla porta dell'aula e Paolo prende la decisione più logica per sé: diventare invisibile agli occhi degli altri. Essere quello che non crea problemi, che non si mostra, che non partecipa. Presente ma non presente. Vivo ma fermo al punto di partenza. Sente le farfalle nello stomaco, solo quando incontra Lei.

Cristina è sempre stata da sola con sua mamma. Un grande amore il loro: non sono mai state solo madre e figlia, ma l'una tutto il mondo dell'altra. e anche qui arriva il Ma... arriva il momento della consapevolezza per Cri. Capisce che sua madre potrà essere forte, ma ha bisogno di un uomo vicino, non le basta l'amore della figlia. E' un duro colpo, ma sarebbe pronta a mandarlo giù... Non può accettare gli sguardi lascivi di quell'uomo. Non può accettare quelle carezze che la fanno diventare subito grande. Che la fanno sentire sporca, sbagliata. E allora Cristina smette di essere la ragazza conosciuta fino a quel momento, si chiude in se e affoga nell'inadeguatezza, nel disgusto: si sente in colpa, reputa sbagliata la scelta di un vestito, non arrivando a capire quanto sia sbagliato questo pensiero. Smette di essere la ragazza allegra e solare, evita la scuola, risponde male, vede deteriorarsi il rapporto con la madre.

Due foglie che vengono strappate dal loro ramo, due foglie in balia del vento, senza meta né destinazione. Finché la brezza che li fa vagare non li fa incontrare. Cristina torna a scuola e lo vede. In tutti i sensi. Vede la sua stranezza, il suo essere particolare, chiuso, il suo mantello di invisibilità. Cri è sempre stata curiosa e Paolo stuzzica i suoi sensi. Vuole decifrarlo, capirlo, scoprirlo. Ed è così che inizia la loro amicizia. Un ragazzo chiuso e una ragazza arrabbiata ma sempre sopra le righe.

«Essere strani è la cosa più bella che esista al mondo.»
«Smettila!»
«Ripeti con me: la normalità fa schifo!»

Si compensano, si gravitano intorno finché Cri non inizia a capire come scalfire l'armatura di Paolo: è così che iniziano a scambiarsi bigliettini colorati, a fidarsi l'uno dell'altro anche se non ci si fida di se stessi. Un'amicizia coltivata al pomeriggio, lontano da tutti, dove sono solo loro due. E non imparano solo cosa sia la fiducia, ma conoscono sentimenti profondi, insperati. Il cuore ricomincia a battere, la vita sembra essere finalmente vera, degna di essere vissuta.

Perché l’amore è così, non vuol sentire ragioni, prescinde da tutto il resto, da ciò che la vita ti dà e ti toglie, guarda l’essenza, la scopre, la svela al resto del mondo. Ed è l’essenza che si dovrebbe amare in una persona, non la superficie.

Ma quando siamo pronti a fare la decisione che potrebbe cambiare la nostra vita, ritorna il destino a scombinare le carte, a mettere una data di scadenza. E allora ci si aggrappa alla speranza.

«Anzi, sai cosa spero, nel profondo del cuore? Che questa non sia la nostra ultima notte al mondo. Io…» e prese una pausa, come se non sapesse se continuare o meno. Poi distolse di nuovo lo sguardo, puntando al mare. «…io vorrei che fosse già domani. E poi domani l’altro, e poi quello successivo. Perché ti aspetterò, Paolo, qualsiasi cosa accada. Non so cosa saremo tra un anno, ma so che per me questo periodo sarà solo un lungo conto alla rovescia. Perché so che solo con te varrà la pena, solo con te io potrò essere migliore di quella che sono oggi».

Disastri. Oddio, è difficile parlarvi di questo libro. Non è la solita storia d'amore, ma neanche la classica storia tra adolescenti.

E' una storia adulta, fatta di difficoltà, di perdite e di sogni infranti. E' la storia di lotta, contro sé, contro il giudizio degli altri, contro le difficoltà che la vita ti mette davanti. E' una storia di anormalità, di coraggio, di colpi di testa. Si è maturi nella immaturità. Si è forti nelle fragilità. E' tutto e niente, luce e buio, sole e ombra.
Una storia che non ingrana subito, che ti fa quasi passare la voglia di leggerlo, ma vuoi capire quando viene ingranata la marcia, quando si mette la quinta e si schiaccia il pedale dell'accelerazione a tavoletta. E arriva quel momento, come un pugno nello stomaco. Ed è allora che Paolo e Cristina iniziano a parlare tra le righe, con i loro gesti e le loro parole.

Un romanzo all'insegna dell'amore e della speranza, della voglia di vivere nonostante il dolore. Un romanzo ben scritto, mai banale, mai volgare. Un romanticismo lieve, da batticuore, senza che si parli di corpi nudi e sessualità. Due penne che si incontrano e sembrano così simili da non riuscire a capire dove sia l'autore e dove l'autrice. Un libro che arriva al cuore, se si ha la costanza di insistere.
L'unica pecca, a mio avviso, è il finale: senza dirvi nulla, l'ho trovato quasi affrettato. Volevo gustarmelo, emozionarmi con quelle parole... ma sono rimasta a bocca semi asciutta, mi mancava qualcosa. Ma sicuramente non si può non promuovere!