Le recensioni di Giulia: La ragazza che leggeva nel metrò di Christine Féret-Fleury


L'ultima lettura di Giulia? La ragazza che leggeva nel metrò di Christine Féret-Fleury. Seguiteci per sapere cosa ne pensa del romanzo edito Sperling & Kupfer

Titolo: La ragazza che leggeva nel metrò

Autore: Christine Féret-Fleury

Edizione: Sperling & Kupfer

Prezzo: 15,21(copertina flessibile) 9,90 ebook

Genere: Narrativa

Data di pubblicazione: 14 maggio 2019


Sinossi

Tutti i giorni, a Parigi, Juliette prende il metrò: stessa ora, stessa linea. Quando non è troppo assorta in un romanzo, ama perdersi a osservare i lettori intorno a lei: il collezionista di libri rari, la studentessa di matematica, la ragazza che piange a pagina 247. Li guarda con curiosità, come se dai loro gusti letterari potesse entrare in qualche modo nella loro vita e dare colore alla sua, così monotona, così prevedibile. Fino al giorno in cui decide all'improvviso di scendere qualche fermata prima e fare una strada diversa dal solito per andare al lavoro: un cambio di percorso che segnerà la sua vita oltre ogni aspettativa. Perché in quelle strade sconosciute incontrerà Soliman, che vive circondato di vecchi volumi ed è convinto che un libro, se donato alla persona giusta, può cambiare il corso del destino. Grazie ai consigli e alla saggezza di Soliman, e all'esuberanza della sua figlioletta Zaïde, Juliette compirà un viaggio incredibile alla scoperta dei romanzi e di se stessa, che stravolgerà i suoi orizzonti per sempre. "La ragazza che leggeva nel metrò" è una favola moderna sulla magia dei romanzi e la poesia delle piccole cose.




Recensione

E' un giorno come un altro. Un giorno normale – come questo nel quale scrivo – quello in cui la prima pagina ti catapulta. Uno di quei giorni in cui Si ha l’impressione di essere un ingranaggio in un congegno bel oliato, un grande organismo meccanico in cui ognuno, volente o nolente, trova il suo posto e interpreta il suo ruolo.
Ti catapulta nella vita di Juliette. Nel freddo delle strade di Francia, nella doccia mentre osserva un ragno morire annegato, nel silenzio maniacale dell’osservazione di quanti siedono leggendo. Nell’ufficio, davanti alla parete, sempre identica, che traccia l’orizzonte di una intera esistenza.
Basterebbe questo, questo primo salto - che comincia con un uomo con un cappello verde che viaggia in metrò per poi aggredirti gli occhi con l’arma feroce del saper leggere la vita, di ognuno di noi – per capire.
Che questo libro è una lenta poesia. Che la tua giornata non sarà più la stessa.

Un attimo dopo sarai nel bel mezzo di una strada che sembra sfaldarsi sotto i tuoi occhi, vedrai passarti accanto una bambina che scappa, ascolterai una voce che la rincorre e cercherai di seguirla anche tu. Girerai lo sguardo e saprai, alla frase successiva, che avevi capito bene.

"Sul portone, una targa di metallo smaltato annunciava a grandi caratteri azzurri: 
Libri senza Limiti."

E dentro, ad aspettare, Soliman.
La sua miglior descrizione è lui stesso a scrivertela addosso, come un segnaccio casuale che non se ne andrà più, nel quale chiudere il suo camminare come sospeso dal suolo dentro vestiti dal profumo di cannella e arancia:

"«Qui è tutto sbieco», disse. «I muri e l’inquilino. Siamo fatti l’uno per l’altro»."

Lui, in quella stanza nella quale respira inchiostro, ha un progetto. Quello di toccare le vite di quanti incrociano il suo cammino, nel mondo, senza mai uscire dal portone. Attraverso i libri. E quanti sono disposti a entrare, divenire responsabili della trasmissione e trovare un lettore al quale affidare un libro. Un BookCrossing cui si aggiunge la complessità dell’empatia: non si abbandona un libro da qualche parte nella speranza che qualcuno lo trovi; si trova qualcuno, da qualche parte, nella speranza di affidargli il libro giusto. L’unico abbandono previsto è quello della vita per come la si è vissuta fino ad allora.
Sta tutta qui, la poesia. Nella forza devastante di un’idea chiusa dentro una stanza.

Con una apparente semplicità disarmante - una ragazza, Juliette, un uomo, Soliman, una bambina Zaide e i libri. E un progetto – il testo striscia sotto la pelle del lettore, lo percorre intero, dagli occhi all’immaginazione per condurlo al ricordo di ogni libro letto, sfiorato, ricevuto o regalato. Al giorno appena trascorso, a quello che sta per trascorrere. Alla vita, di ognuno. Al destino.
A un volto mai dimenticato con il quale non si è potuto o voluto.
Al dubbio, implacabile, di quanto ci aspetta, fuori dal portone del nostro limite.


"«Le capita di leggere dei romanzi rosa?» chiese, senza voltarsi.
«Le parrà strano: sì, a volte», rispose.
«Cosa succede a pagina 247?»
Passò qualche secondo: l’uomo sembrava riflettere sulla domanda. O forse inseguire qualche ricordo. Poi disse: «A pagina 247 tutto sembra perduto. È il momento migliore. Mi creda»."

È raro, ma qualcuno riesce a scrive d’amore senza farlo.
E qualcuno – tu, come Juliette - può provare l’intricato mistero di leggere d’amore senza rendersi conto di innamorarsi. Fino al momento nel quale la poesia di ogni giorno cambia, trasforma i suoi contorni e ti inchioda un grumo di consapevolezza nel fondo degli occhi.


"Il libro che teneva socchiusi i battenti del portone era scomparso."

E cominci a correre, lontano o vicino, con Juliette. Con una bambina in una mano e un libro nell’altra. Con un pianto sommesso ma incessante, intermittente ma esplosivo o asciutto ma devastante. Un pianto d’abbandono, di perdita. Di rinascita. D’amore. Di felicità.
Che il pianto del lettore sia più o meno potente di quello di Juliette, di quell’uomo dal cappello verde, di quella ragazza a pagina 247, ognuno – anche nella felicità – piange come può.


Questo libro è formidabile.
Vi renderà intelligenti.
Vi renderà felici.



Commenti

Post più popolari