Hidden Corner - L'Angolo Nascosto: Errore di sistema di Edward Snowden


Hidden Corner . L'Angolo Nascosto.
Torna Giulia con una recensione-non recensione. Ci parla di "Errore di sistema" di Edward Snowden, testo autobiografico edito Longanesi.

Titolo: Errore di sistema

Autore: Edward Snowden

Genere: Narrativa autobiografia

Editore: Longanesi

Data di pubblicazione: 17 settembre 2019


Sinossi

«Mi chiamo Edward Joseph Snowden. Un tempo lavoravo per il governo, ora lavoro per le persone. Mi ci sono voluti quasi trent'anni per capire che c'era una differenza tra le due cose e, quando è successo, ho iniziato ad avere qualche problema sul lavoro. E così adesso passo il tempo cercando di proteggere la gente dalla persona che ero una volta - una spia della CIA e della National Security Agency. Se state leggendo questo libro è perché ho fatto qualcosa di molto pericoloso, per uno nella mia posizione: ho deciso di dire la verità.» Come si diventa il ricercato numero uno dalle più potenti agenzie di sicurezza del mondo occidentale, quando sei stato un bambino introverso e geniale, un ragazzo fragile e idealista? Quando si rende conto che il Paese che serve sta tradendo tutti gli ideali in cui crede, Edward Snowden, funzionario della CIA e consulente della NSA, diventa la talpa del Datagate, lo scandalo che ha rivelato al mondo l'esistenza di un programma illegale di sorveglianza digitale di massa che consentiva al governo statunitense di spiare praticamente chiunque sulla faccia della terra. Il suo J'accuse infrange per sempre l'illusione del sogno americano. È il 2013. E quell'uomo sta per dire addio alla vita come la conosceva. Sei anni dopo, dalle pagine di questa intensa autobiografia, Snowden rivela il proprio ruolo nella creazione della tecnologia che ha consegnato agli Stati Uniti un'arma troppo potente per qualunque governo intenda conservarsi democratico, e cosa lo ha spinto a denunciarne infine l'esistenza.

Recensione 

Affermare che la privacy non ci interessa perché non abbiamo nulla da nascondere è un po' come affermare che la libertà di parola non ci interessa perché non abbiamo nulla da dire.

E buongiorno, direbbe qualcuno. 

Questa recensione non è, probabilmente, una recensione. E della storia di Snowden si sa quasi tutto, ormai. Libri, film, documentari hanno raccontato il Datagate, uno dei più grandi scandali di intelligence della storia degli Stati Uniti d’America, in ogni modo possibile.
Perché, allora, leggere questo libro (uno dei più attesi del 2019, tra l’altro) e perché proprio adesso? Occorre una riflessione personale. 

Un pomeriggio, mentre il coronavirus cominciava a spaventare l’intero mondo e le nostre vite subivano l’aggressione dell’isolamento, mi sono fermata a osservare il silenzio fuori dalla finestra del mio studio. L’immobilità straniante di un intera città mi è precipitata dentro con la forza devastante del vuoto. Non stava accadendo nulla. Eppure stava accadendo tutto l’impossibile potessi immaginare senza mi fosse data la possibilità di vedere o fare alcunché.
È allora che mi è venuta in mente la faccia triste in copertina di un ragazzo della mia età i cui occhi fissano non l’obiettivo, ma qualcosa oltre. Come guardassero oltre te, come guardassero il tuo attorno e si intristissero della tua innocenza o ingenuità o stupida incoscienza. È allora che ho cominciato a leggere, con quasi un anno di ritardo, la vita di Edward Snowden.

Mi chiamo Edward Joseph Snowden. Un tempo lavoravo per il governo, ora lavoro per le persone. Mi ci sono voluti quasi trent’anni per capire che c’era una differenza tra le due cose.

Comincia così il racconto di una vita ancora brevissima eppure, per molti aspetti, già vissuta almeno un migliaio di volte. La vita di un bambino che, come molti di noi, ha scoperto il computer nello stesso momento nel quale lo scopriva il mondo (quei famosi anni fine ottanta inizi novanta nei quali i Take That stavano sui poster e gli Stati Uniti regalavano Luke Perry). Di un ragazzo che diventa hacker per rivendicare una autonomia che permetta di confrontarsi con il mondo dei grandi. 
Di un giovane uomo che decide di servire il paese, come amano urlare gli statunitensi, e lo fa nel momento peggiore della storia recente. Dopo l’11 settembre.

Era il pandemonio, il caos: le nostre più antiche forme di terrore. Riesco ancora a sentirla, quella sensazione di vuoto, ogni volta che cadeva la linea perché la rete era sovraccarica; e, insieme, la graduale presa di coscienza del fatto che, isolato dal mondo e bloccato in una coda di macchine, nonostante stessi guidando, ero soltanto un passeggero. 

Poi l’esercito, la Svizzera, il Giappone, la creazione di un sistema di cloud e il trasferimento alle Hawaii.
E qui la fine di se stessi per come ci si è conosciuti fino ad allora. La lenta presa di coscienza che esplode nella decisione di svelare al mondo quanto, oggi, ci sembra ovvio: la privacy non esiste. Non più.
Infine, il piano di fuga. 

“Sono dovuto partire per lavoro. Ti amo.”
Lo firmai con il mio soprannome in codice: Echo. Andai all’aeroporto e acquistai in contanti un biglietto per il primo volo per Tokyo. A Tokyo acquistai un altro biglietto in contanti e il 20 maggio approdai a Hong Kong, la città dove il mondo mi ha conosciuto.

Un memoir lucido, ben scritto, nel quale il particolare tecnico non è soltanto spiegato ma anche contestualizzato attraverso una poetica parte biografica che permette al lettore di capire. Quasi tutto. Un racconto, a tratti talmente ingenuo da risultare commovente, della crescita di un essere umano attraverso la complicata presa di coscienza del fatto che la tecnologia una coscienza non ce l’ha. è soltanto uno strumento attraverso il quale durante al pandemia abbiamo intrecciato volti e voci e parole per strapparci alle fauci di una solitudine silenziosa ma tutt’altro che immobile. È l’uomo a decidere se mettercela o meno, una coscienza, in quell’atto tecnologico che è controllare la vita di ognuno senza permettergli di scegliere. 

A presto
Giulia.


Indimenticabile. E non perché sia bello. Ma perché è necessario.



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